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Posts Tagged ‘pregiudizio’

tremonti1Assegnato dalla Sveriges Riksbank il premio Nobel per le Scienze economiche 2009: il prestigioso riconoscimento va all’italiano Giulio Tremonti, per lo scudo fiscale “e tutti gli altri condoni, passati presenti e futuri”, come si legge nelle motivazioni. Che aggiungono, quasi a voler parare in anticipo le solite sterili critiche: “Il ministro dell’economia, che ha inventato la finanza creativa e ha predetto la crisi economica mondiale un solo anno dopo l’insorgere della stessa, ben incarna l’esotico genio mediterraneo. E’ più famoso del Nobel per la letteratura Herta Müller, ha fatto più promesse irrealizzabili del Nobel per la pace Obama, è più brillante dei signori che hanno vinto i Nobel per fisica, chimica e medicina, così noiosi che non ci ricordiamo più neanche come si chiamano”.

A ogni buon conto, Tremonti non è caduto nella trappola tesa dagli accademici di Svezia e ha rifiutato il premio. Aveva infatti appreso, leggendo un trafiletto della Padania che riprendeva uno scoop della Fox news di Murdoch, la seguente notizia: un membro dell’ente che assegna il Nobel avrebbe lontane origini terrone, Tord Gunnarsson non essendo altro che la scandinavizzazione di Esposito Gennaro, da Boscotrecase (Na).

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Sposa o sposo? Nel mio barenglish pronuncio un timido “husband”. La cortese signorina bionda (finta) mi indica un signorino efebico che mi fissa come fossi un capretto che sguazza nell’erba prima di Pasqua (sguardo affamato? no, affranto) e fa: “You are for the groom, follow me”. Occhei.

Sembra la notte degli Oscar in versione “riserva”. Non c’è traccia dei Coen, di Tarantino, di Soderbergh. Hanno tutti declinato. Non è un Paese per farabutti, l’Italia. Dal lato sposa invece si è formata una reunion delle ultime dieci edizioni dei Telegatti (Gabibbo incluso). Il nostro tavolo, retto da tacchi a spillo fetish, è un cuore; i segnaposto piccole tazzine da caffè espresso; i sottobicchieri hanno la sagoma in miniatura del noto vermouth torinese. Intorno a me ci sono signore simpatiche come un uovo sodo strozzato in gola. Non sorridono, mai. Deve essere il jet lag, il botox, i vestiti che le imprigionano come una camicia di forza oppure i trampoli ingioiellati che hanno ai piedi. Gli uomini, che sono decisamente pochi rispetto alle donne, si controllano le sopracciglia a vicenda. E ridono. ‘Sti americani. Giocherelloni.

Mentre i camerieri ci innaffiano di champagne, si sente volteggiare sulle nostre teste un elicottero. Sono gli sposi. Sorvolano il mare (siamo su una gigantesca nave da crociera) e i fotografi, a bordo di sommergibili, impazziscono illuminando il tramonto con i loro flash. E’ lì che ceneranno gli sposi. Sull’elicottero. Mentre gli invitati, ai tavoli, spacciano farmaci contro il mal di mare. Pane frattau con caviale accompagnano il primo brindisi della giornata. Sottofondo musicale: I will survive cantata da Marco Carta. In sardo.

I beninformati dicono che ci saranno due torte: una per i fotografi (la classica americana su più piani) e una per gli amici più intimi: un gigantesco triangolo rosa impreziosito di diamanti sulla quale la sposa dichiarerà il suo amore allo sposo dedicandogli un pot pourri dei suoi storici stacchetti. Peccato che nessuno si gusta lo spettacolo. Inizia a piovere. Gli invitati corrono in cabina. E noi apriamo gli ombrelli (4).

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Mmh, eccomi qui, comincio a essere nervosa. Se uno ha un carattere può fare tutte le esperienze che vuole, ma l’ansia a un certo punto riaffiora sempre. Beh, certo l’ambiente non aiuta, non è quello che si dice un posto informale. Okay, sempre meglio che farlo in macchina, no? Uhu, ma davvero la vorrà lasciare accesa questa televisione? E’ stato garbato, per la verità, galante. Un po’ stucchevole però. Poi quei capelli finti in testa, brrr, ma non si rende conto che è ridicolo? Arrivo presto, mi ha detto, sistemati come vuoi, quella è la stanza. L’unica caduta di tono quando mi ha sibilato quell’insulto. Non ho capito bene, puttana credo volesse dire, ma deve aver parlato milanese, sì, credo fosse, dialetto…puten o putin non ho capito bene. Mah, se fa il porco è anche più eccitante. Oddio, eccitante. Me lo dico da sola perché le premesse non sono per niente buone. Ma si potrà almeno abbassare il volume di questa cosa? Quel tipo che mi ha fatto salire mi ha spiegato poco. Dice che lui vuole farlo mentre guardiamo la televisione. Ah, un film porno, scommetto. Il tipo ha fatto un ghigno, no, ha altri gusti, mi ha detto. Vediamo, che trasmissione è questa? Uhm, Annovero. Non ne ho mai sentito parlare. Così lo eccita farlo mentre va in onda una trasmissione così. Toh, carina quella tipa, mi pare di averla già vista… ah, già, l’ultima raccomandazione che mi ha fatto quello prima di entrare nel palazzo, di non fargli domande. Niente domande, intesi? Lì mi è sembrato persino minaccioso, ma sono io che devo essermi suggestionata. E cosa dovrei domandargli poi, non ho capito nemmeno bene chi è. E poi quel tale ha aggiunto che se faccio la brava mi sistema. Un bel lavoretto. Mi piacerebbe anche un posto fisso, gli ho detto, magari la cassiera. Quello si è fatto una risata. Non è il caso di volare così basso, piccola. Chissà che voleva dire. Ero già distratta quando mi ha chiesto un’altra cosa, una cosa come sei mai stata in collegio? Chissà che gliene frega. Una mia amica è già stata qui. Dice che è stata una noia mortale, che a lui non gli si allungava nemmeno con la pinza, però continuava a gridare è una menzogna, io sono a posto, lo dice anche il giornale. Eh sì, meglio che mi disponga al peggio. Potrei sempre fargli una battuta sulle erezioni politiche. E’ una frase che ha tirato fuori quella mia amica che dicevo. Dio, che sonno. Non so, non vorrei giudicare prima. Ma mi sa tanto che sarà una cosa da vomitare.

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stingChe c’è di male a voler stupire ogni volta? Lo fanno un sacco di uomini della sua età. Quando non si stupisce più nessuno, però, si inizia a diventare patetici come un comico che non fa ridere. Pensate a Madonna negli ultimi tempi. Pensate alle più recenti illuminazioni politiche di Rutelli. E pensate soprattutto a Sting, la popstar che vive di espedienti: nel senso che ogni volta che fa un disco deve inventarsi un espediente nuovo per procrastinare il momento nel quale il suddetto disco cadrà nel dimenticatoio. Come l’album precedente, con buona pace dei proclami mediatici che all’epoca lo annunciarono come la “svolta rinascimentale” del guru. Di quella storica conversione last minute oggi non c’è già più traccia, e questo la dice lunga sulla sua credibilità. In compenso ora Sting firma l’appello di Repubblica per la libertà di stampa, proprio nel giorno (ma guarda il caso) in cui Repubblica tira in prima pagina la volata al suo nuovo album e alla sua nuova svolta “tra musica folk e canzoni di Natale”. Che rivoluzione, oh. Dai, facciamo il Grande Centro con Enya e Ratzinger (giovane talento il cui cd d’esordio uscirà a breve). Bene che gli vada, If on a winter’s night… finirà assieme agli altri sugli scaffali delle escort più sofisticate (perché mica tutte hanno la fortuna di capitare laddove il picco della raffinatezza è Zoccole zoccole di Sal Da Vinci, eh).

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langUna volta si scrivevano le biografie dei grandi uomini deceduti. Poi i grandi uomini hanno iniziato a scriversi le autobiografie prima di passare la fatidica soglia, ma comunque arrivati ad un’età ragguardevole. Adesso vanno di moda le autobiografie di chi è appena uscito dall’adolescenza (anagraficamente, almeno…): vedi il libro del cantante Morgan. O questo La mia storia del pianista cinese Lang Lang, classe 1982. Uno che da quando aveva tre anni è stato torturato dai genitori arrivisti e frustrati, che lo costringevano a giornate di sofferenze estreme chino sulla tastiera, con insegnanti violenti, cibo e acqua razionati, e mezz’ora di cartoni animati come unica pausa. Uno così che, arrivato in età di ragione (??), non ha strangolato il padre con una corda di violino, ma ha continuato a suonare il piano diventando veramente un formidabile interprete di musica classica. E ci ha scritto pure un libro. Che se ha lo stesso stile del pianista, sarà in apparenza scapigliato, emozionante e anticonvenzionale, e in sostanza  tradizionalista, freddo e autocompiaciuto. E venderà a palate.

In libreria per Feltrinelli (pag. 272, euro 17) dal prossimo 7 ottobre. Lo abbiamo letto in anteprima? Assolutamente no. Lo leggeremo quando esce? Ma neanche per idea. Avremo le mani occupate a tapparci le orecchie per non ascoltare il disco di Sting (continua…)

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La prima tappa è la serie “i Pre-Giudizi”, dal prossimo post. Il motto: “Baarìa è un capolavoro. Io non l’ho visto” (Piersilvio Berlusconi)

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