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Posts Tagged ‘Giudizio Universale’

Intanto grazie a tutti quelli che hanno partecipato al concorso che scadeva ieri: a brevissimo ognuno di voi riceverà risposta.

Ma come promesso, la selezione è permanente. Per cui all’indirizzo https://giudiziouniversale.wordpress.com/bando-collaboratori/ c’è un nuovo concorso, per chi non ha fatto in tempo a prendere parte al primo o per che ne ha avuto notizia solo ora.

Qui https://giudiziouniversale.wordpress.com/bando-disegnatori/ il bando per disegnatori e vignettisti.

Buona notte, e buona fortuna!

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Inizia da fantascienza e finisce splatter. xò poi troppi elenchi e poesie. e nn capisco il protagonista della 2a parte di chi è figlio

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Prossima tappa la serie “Classici via sms” (max 140 caratteri), dal prossimo post. Il motto: “Ho preso lezioni di lettura veloce ed adesso sono capace di leggere Guerra e Pace in venti minuti. Parla della Russia” (Woody Allen)

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Diventiamo sempre più multimediali e più supergiovani: sbarchiamo su twitter http://twitter.com/ilgiudizio. E tra poco capirete anke il perkè

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Sono passate due settimane da quando siamo rispuntati fuori. Innanzitutto vogliamo ringraziare i tantissimi che, su facebook o sul blog o direttamente via email, hanno accolto il nostro ritorno con caldissimo entusiasmo e affetto. Sapevamo di avere una schiera di lettori fedeli, ma abbiamo scoperto che si tratta di una vera grande famiglia. Grazie mille, abbiamo bisogno di voi!

Alcuni hanno manifestato nostalgia per il vecchio mensile cartaceo. Anche a noi mancherà, ma non è un arretramento, perché il nuovo Giudizio Universale camminerà su due gambe: da un lato ci sarà un sito grandioso, con grafica nuova e contenuti ampliati, un vero e proprio quotidiano della cultura come in Italia non ce n’è; il mensile di carta era un prodotto di nicchia, non tanto per il prezzo ma per le difficoltà di distribuzione e di reperimento in edicola, mentre il sito avrà una diffusione molto più vasta, mantenendo inalterata la qualità. Dall’altro lato, stiamo lavorando a un progetto ancora più innovativo, di cui per ora non possiamo rivelare molto, ma che prevede il ritorno del caro fruscio della carta stampata. State allerta!

Infine. Qualcuno ha espresso perplessità perché cerchiamo collaboratori da non retribuire. Premesso che nella versione precedente GU era una delle pochissime riviste che pagava, in questo momento ci troviamo nella situazione in cui l’unica alternativa alla stretta economica è la chiusura totale e definitiva: morto, finito, stop. Naturalmente non “pretendiamo che la gente lavori gratis”, né siamo entrati nelle file degli sfruttatori per bieco calcolo affaristico; e capiamo, anzi solidarizziamo con chi deve campare e non può permettersi neanche un minuto di lavoro non pagato. Vediamola così: non stiamo proponendo uno scambio (impari) tra chi ci da il suo lavoro e riceve non soldi ma il semplice prestigio di firmare a fianco dei “grandi nomi” (i quali, tra l’altro, non prendono un euro neanche loro). Stiamo chiedendo di partecipare a un progetto, di aderire a un’idea di cultura e libertà, di entrare a fare parte di una squadra. Lo si può fare collaborando, lo si può fare diffondendo in giro il nostro nome, lo si può fare semplicemente continuando a leggerci e seguirci. Ancora una volta, abbiamo bisogno di voi.

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Sposa o sposo? Nel mio barenglish pronuncio un timido “husband”. La cortese signorina bionda (finta) mi indica un signorino efebico che mi fissa come fossi un capretto che sguazza nell’erba prima di Pasqua (sguardo affamato? no, affranto) e fa: “You are for the groom, follow me”. Occhei.

Sembra la notte degli Oscar in versione “riserva”. Non c’è traccia dei Coen, di Tarantino, di Soderbergh. Hanno tutti declinato. Non è un Paese per farabutti, l’Italia. Dal lato sposa invece si è formata una reunion delle ultime dieci edizioni dei Telegatti (Gabibbo incluso). Il nostro tavolo, retto da tacchi a spillo fetish, è un cuore; i segnaposto piccole tazzine da caffè espresso; i sottobicchieri hanno la sagoma in miniatura del noto vermouth torinese. Intorno a me ci sono signore simpatiche come un uovo sodo strozzato in gola. Non sorridono, mai. Deve essere il jet lag, il botox, i vestiti che le imprigionano come una camicia di forza oppure i trampoli ingioiellati che hanno ai piedi. Gli uomini, che sono decisamente pochi rispetto alle donne, si controllano le sopracciglia a vicenda. E ridono. ‘Sti americani. Giocherelloni.

Mentre i camerieri ci innaffiano di champagne, si sente volteggiare sulle nostre teste un elicottero. Sono gli sposi. Sorvolano il mare (siamo su una gigantesca nave da crociera) e i fotografi, a bordo di sommergibili, impazziscono illuminando il tramonto con i loro flash. E’ lì che ceneranno gli sposi. Sull’elicottero. Mentre gli invitati, ai tavoli, spacciano farmaci contro il mal di mare. Pane frattau con caviale accompagnano il primo brindisi della giornata. Sottofondo musicale: I will survive cantata da Marco Carta. In sardo.

I beninformati dicono che ci saranno due torte: una per i fotografi (la classica americana su più piani) e una per gli amici più intimi: un gigantesco triangolo rosa impreziosito di diamanti sulla quale la sposa dichiarerà il suo amore allo sposo dedicandogli un pot pourri dei suoi storici stacchetti. Peccato che nessuno si gusta lo spettacolo. Inizia a piovere. Gli invitati corrono in cabina. E noi apriamo gli ombrelli (4).

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Mmh, eccomi qui, comincio a essere nervosa. Se uno ha un carattere può fare tutte le esperienze che vuole, ma l’ansia a un certo punto riaffiora sempre. Beh, certo l’ambiente non aiuta, non è quello che si dice un posto informale. Okay, sempre meglio che farlo in macchina, no? Uhu, ma davvero la vorrà lasciare accesa questa televisione? E’ stato garbato, per la verità, galante. Un po’ stucchevole però. Poi quei capelli finti in testa, brrr, ma non si rende conto che è ridicolo? Arrivo presto, mi ha detto, sistemati come vuoi, quella è la stanza. L’unica caduta di tono quando mi ha sibilato quell’insulto. Non ho capito bene, puttana credo volesse dire, ma deve aver parlato milanese, sì, credo fosse, dialetto…puten o putin non ho capito bene. Mah, se fa il porco è anche più eccitante. Oddio, eccitante. Me lo dico da sola perché le premesse non sono per niente buone. Ma si potrà almeno abbassare il volume di questa cosa? Quel tipo che mi ha fatto salire mi ha spiegato poco. Dice che lui vuole farlo mentre guardiamo la televisione. Ah, un film porno, scommetto. Il tipo ha fatto un ghigno, no, ha altri gusti, mi ha detto. Vediamo, che trasmissione è questa? Uhm, Annovero. Non ne ho mai sentito parlare. Così lo eccita farlo mentre va in onda una trasmissione così. Toh, carina quella tipa, mi pare di averla già vista… ah, già, l’ultima raccomandazione che mi ha fatto quello prima di entrare nel palazzo, di non fargli domande. Niente domande, intesi? Lì mi è sembrato persino minaccioso, ma sono io che devo essermi suggestionata. E cosa dovrei domandargli poi, non ho capito nemmeno bene chi è. E poi quel tale ha aggiunto che se faccio la brava mi sistema. Un bel lavoretto. Mi piacerebbe anche un posto fisso, gli ho detto, magari la cassiera. Quello si è fatto una risata. Non è il caso di volare così basso, piccola. Chissà che voleva dire. Ero già distratta quando mi ha chiesto un’altra cosa, una cosa come sei mai stata in collegio? Chissà che gliene frega. Una mia amica è già stata qui. Dice che è stata una noia mortale, che a lui non gli si allungava nemmeno con la pinza, però continuava a gridare è una menzogna, io sono a posto, lo dice anche il giornale. Eh sì, meglio che mi disponga al peggio. Potrei sempre fargli una battuta sulle erezioni politiche. E’ una frase che ha tirato fuori quella mia amica che dicevo. Dio, che sonno. Non so, non vorrei giudicare prima. Ma mi sa tanto che sarà una cosa da vomitare.

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La prima tappa è la serie “i Pre-Giudizi”, dal prossimo post. Il motto: “Baarìa è un capolavoro. Io non l’ho visto” (Piersilvio Berlusconi)

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